sabato 28 gennaio 2017

La comunicazione nell'attività educativa

L'attività educativa a scuola si presenta come uno scambio comunicativo attraverso un dialogo.
La comunicazione educativa è innanzitutto una trasmissione di informazioni tra un mittente (insegnante) e un ricevente (studente).  La comunicazione non è un processo unidirezionale ma segue una dinamica circolare nella quale mittente e ricevente si scambiano i ruoli: lo studente che ascolta l'insegnante reagisce con domande, cenni del capo, espressioni del viso e diventa a sua volta un mittente di un messaggio che il docente riceve. L'allievo non è un recettore passivo di informazioni, infatti nella comunicazione educativa deve esserci un dialogo basato sulla partecipazione attiva di entrambi gli interlocutori.
Per evitare che il messaggio originario venga alterato nella percezione del destinatario è necessaria la metacomunicazone esplicita: il ricevente dichiara di aver compreso il messaggio facendone una rielaborazione. Nell'attività educativa è l'insegnante a sollecitare la metacomunicazione utilizzando la funzione metalinguisticaRoman Jakobson ) che consiste nel verificare se il codice adottato viene inteso correttamente dal ricevente.
E' particolarmente importante che l'insegnante o educatore, in quanto adulto "facilitatore" del processo di insegnamento/apprendimento verifichi le modalità e l'efficacia della propria comunicazione.












INTERAZIONE










VERIFICA

venerdì 20 gennaio 2017

Kurt Lewin

BIOGRAFIA
Nacque nel villaggio di Mogilno (oggi in Polonia). La famiglia era di origine ebraica, e già allora le condizioni di vita degli ebrei tedeschi non erano semplici. Trasferitosi con la famiglia a Berlino, dove frequentò il Liceo classico, si iscrisse inizialmente a Medicina, salvo poi trasferirsi dopo un anno alla facoltà di Filosofia dell'università di Berlino. Qui entrò in contatto con la filosofia dell'atto di Brentano, da cui trasse alcuni spunti per lo sviluppo del suo pensiero futuro (in particolare la rivalutazione dell'importanza delle emozioni e della volontà nella comprensione dei comportamenti). Prima di poter discutere la tesi Lewin fu chiamato al fronte, condividendo il destino di molti ebrei tedeschi, prima chiamati a combattere per la patria tedesca, e poi da questa sacrificati. Durante questo periodo Kurt Lewin produsse un breve saggio in cui, anticipando il concetto di "campo", che sarà poi cardine della sua psicologia, descrisse come la percezione dei luoghi e dei paesaggi cambiasse, nella mente dei soldati, a seconda della vicinanza o della distanza dal fronte. Tornato a Berlino e laureatosi con una tesi di non eccezionale interesse, rimase nell'ambiente accademico berlinese, dove venne a contatto con la filosofia di Cassirer e con la scuola della Gestalt di Köhler, Kurt Koffka e Max Wertheimer . Fu quindi professore di filosofia e psicologia presso la stessa Università di Berlino dal 1926.. Partecipò alla prima fase della scuola di Francoforte, presso l'Istituto di studi sociali, fino a che, con la presa del potere di Hitler, molti membri si trovarono costretti ad emigrare.
Nel 1933 Lewin emigrò negli USA, dove fu accolto dalla Cornell University. Fu infine anche ad Harvard ed al MIT. Parallelamente, fu ricercatore e consulente presso numerose istituzioni pubbliche e private, con colleghi si erano riuniti attorno al Research Centre for Group Dynamics, che egli diresse fino alla morte, nel 1947. Notevole fu poi la sua collaborazione con l'amica Margaret Mead, assieme alla quale, lavorò per conto del Governo degli Stati Uniti a quello che sarebbe poi rimasto come il suo più importante lavoro, quello sul mutamento delle abitudini alimentari delle famiglie.
PENSIERO
Il concetto base di Lewin è quello di ricerca-azione, esso identifica una sequenza scientifica composta da pianificazione dell'azione e verifica dei suoi possibili effetti. Tale sequenza, sviluppandosi nel tempo secondo un movimento a spirale, caratterizza il percorso scientifico. Lo stesso concetto indica anche un'impostazione che qualifica chi partecipa a un intervento collettivo in un'integrazione di azione, formazione e ricerca.
Dal punto di vista puramente scientifico e anche dal punto di vista sociale, sono necessari occhi e orecchie. Infatti gli osservatori sociali devono essi stessi essere formati a una percezione sociale attiva, perché si occupano di un campo di fenomeni che non possono essere studiati senza interagire con essi.
Compare già qui una delle ambiguità inscritte nel concetto: il termine azione indica un momento della sequenza sperimentale, ma anche e forse ancor di più, il coinvolgimento del ricercatore e dei suoi colleghi nel campo sociale, il loro impegno nel processo, il fatto che essi partecipino alla risoluzione dei problemi sociali e non soltanto ai problemi di conoscenza.
La fedeltà di Lewin al processo sperimentale non gli impedisce di lavorare in situazioni dove la sua traduzione nella pratica è impossibile, per esempio laddove si vuole aiutare una comunità locale ad affrontare i conflitti con (o tra) le sue minoranze.
Con Ronald Lippitt, egli riunisce gli attori per realizzare degli studi sul campo e propone il concetto di community self-survey (comunità auto-scrutante).
In situazioni di consulenza, la conduzione della ricerca finisce per applicare quelle regole democratiche, conformi ai valori di cui si era voluta dimostrare la pertinenza sociale e psicologica in esperienze divenute celebri. Secondo Lewin stesso, la ricerca-azione è sia un metodo di ricerca teorico-sperimentale, sia una ricerca sull'efficacia relativa di diverse forme d'azione, sia una ricerca diagnostica per preparare una strategia d'azione, sia un'occasione di diffondere, promuovere o democratizzare il processo scientifico attraverso una formazione di vari attori sociali ancorata alla prassi, associandoli a precisi momenti del processo di ricerca.


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                                                                        Kurt Lewin


                                                                                                                                                                             Fonte: Wikipedia

mercoledì 18 gennaio 2017

La civiltà empatica

"Ad un certo punto ci renderemo conto che condividiamo lo stesso pianeta, che siamo tutti coinvolti e che le sofferenze dei nostri vicini, non sono diverse dalle nostre" -Rifkin

"L'empatia é la mano invisibile, é cio che permette alla nostra sensibilità di allinearsi a quella altrui"

https://www.youtube.com/watch?v=3kVRSA-hP1k  → video civiltà empatica italiano