sabato 29 aprile 2017

L'educazione nella Grecia antica

Educazione nella Grecia antica – I Greci chiamavano l’educazione paidéia (da pais, “fanciullo”). Tale educazione doveva plasmare il corpo e l’anima del giovane, formandolo a quelle che sarebbero state le sue fondamentali funzioni pubbliche: quella di cittadino (in  quanto tale destinato alla politica) e quella di soldato (in quanto tale destinato alla guerra). La paidéia non comprendeva solo l’istruzione scolastica, ma proseguiva per tutta la vita del cittadino, che si formava anche nelle assemblee, nei tribunali, nelle feste religiose, nei teatri. Maestro di questa educazione “permanente” era la polis stessa. Il modello educativo applicato variava da polis a polis ma, anche in questo campo, Sparta e Atene rappresentavano esemplarmente due modelli contrapposti.

Il modello educativo di Sparta – I bambini e le bambine trascorrevano i primi anni di vita tra le pareti domestiche, affidati alla madre e, nelle famiglie che potevano permetterselo, a una nutrice quasi sempre di condizione schiavile.
All’età di sette anni, bambini e bambine lasciavano le proprie famiglie e passavano sotto il controllo di un funzionario statale preposto alla gioventù, il paidonòmos, ossia «prefetto dei fanciulli». Raggruppati per età, essi imparavano a socializzare, a rispettarsi reciprocamente, a emulare i migliori, a ubbidire ai compagni più grandi, armati di frusta, cui era affidata la guida del gruppo, a sottomettersi a una disciplina durissima. Errori e cedimenti comportavano punizioni severe e discredito presso i compagni, e potevano costare anche la vita. I fanciulli venivano forniti di un’unica veste e di un unico mantello per tutto l’anno, con cui dovevano affrontare anche il rigido clima invernale. Dovevano fabbricarsi da soli i propri giacigli con erbe e giunchi. Ricevevano pasti molto scarsi, così da abituarsi a sopportare il digiuno. Venivano impartiti loro rudimenti di lettura e scrittura, mentre le attività atletiche venivano privilegiate.
A Sparta questa formazione era perfettamente funzionale agli obiettivi dello Stato: il fanciullo doveva divenire un soldato, pronto a battersi fino alla vittoria o alla morte, la fanciulla una madre forte e coraggiosa.
Finito il corso di formazione, a coronamento dell’ultima tappa di questo duro percorso formativo, un limitato numero di ragazzi spartani era sottoposto al rito della krypteia: il giovane, portando con sé solo un pugnale e il necessario per mangiare, veniva allontanato dalla città. Di giorno si disperdeva in luoghi nascosti, di notte andava a caccia di iloti, per attaccarli e ucciderli a scopo di addestramento militare.

Il modello educativo di Atene – Completamente diverso era il percorso formativo ed educativo ad Atene.
Fino a sette anni, il fanciullo rimaneva in casa; della sua istruzione se ne occupavano i genitori oppure veniva affidato a un pedagogo (“colui che conduce il fanciullo”), in genere uno schiavo più istruito degli altri, che gli insegnava a leggere, a scrivere e a far di conto. Si scriveva su tavolette spalmate di cera (o a volte su semplici cocci) utilizzando uno stilo di metallo o d’avorio. A partire dal IV secolo a.C. si incominciarono a utilizzare fogli di papiro, sui quali si scriveva con una cannuccia appuntita chiamata kálamos e intinta nell’inchiostro (da cui il nostro “calamaio”). A sette anni, il fanciullo passava alla scuola del grammatico, il quale insegnava i primi rudimenti della letteratura e della retorica, basandosi soprattutto sui poemi omerici, per lo più da imparare a memoria. Verso i dodici anni iniziava a seguire i corsi di musica dal citarista; si imparavano a suonare strumenti a corda, come la cetra e la lira, e a fiato, come l’aulós, una sorta di flauto a due canne.
Pur con uno spazio molto più ridotto che a Sparta, l’educazione fisica aveva anche in Atene un’importanza essenziale: centrale è infatti, nella mentalità greca, l’idea che lo sviluppo dell’intelletto e quello fisico debbano procedere di pari passo. La ginnastica veniva praticata sia dai ragazzi sia dagli adulti, nei ginnasi, che comprendevano palestre e spogliatoi (“palestra”, in greco, si dice appunto gymnásion). La ginnastica aveva anche un preciso obiettivo civile: quello di preparare gli atleti per i giochi e per la guerra.
In merito alle fanciullle ateniesi c’è da fare una precisazione: soltanto in qualche raro caso di famiglia benestante le venivano insegnati rudimenti di lettura e di musica.
Il sistema formativo conobbe ad Atene una svolta nel corso del V secolo a.C. con la comparsa dei sofisti, insegnanti itineranti e lautamente pagati che istruivano i rampolli delle famiglie benestanti in molte discipline, ma sopratutto nell’arte del discorso, o retorica. Il sapere che essi impartivano ai giovani allievi si prefiggeva come fine la formazione del cittadino capace di partecipare attivamente alla vita della polis. Un insegnamento aperto a chiunque fosse in grado di pagarlo, quindi anche ai nuovi ceti in ascesa, non chiuso alla ristretta cerchia dei giovani aristocratici

venerdì 21 aprile 2017

L'educazione nel medioevo

Frequentare la scuola è diventato per i bambini e i ragazzi di oggi un gesto normale della vita quotidiana. Ovviamente la scuola non è sempre stata così come noi oggi la conosciamo. Anzi spesso in passato i bambini non frequentavano neppure la scuola, ma venivano educati in casa da precettori privati, quando la famiglia era in condizioni economiche tali da poterselo permettere. Se si trattava di nuclei familiari più poveri, era spesso la madre che si incaricava di istruire i figli, se era in grado di farlo.

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San Girolamo nello studio

Il Medioevo conobbe nei dieci secoli della sua durata, diverse forme di istruzione e di scuole. Alcuni tipi di scuole medievali sono sopravvissuti fino ad oggi, anche se hanno subito molte trasformazioni nel corso dei secoli. Altre invece oggi non esistono più. Innanzitutto dobbiamo tenere presente che nel Medioevo l’istruzione scolastica era un lusso che non tutti potevano permettersi e non era obbligatoria.
Nel Medioevo l’autorità pubblica non sempre aveva la capacità per organizzare scuole obbligatorie e gratuite, accessibili ai bambini di ogni classe sociale.

Nell'Alto Medioevo (dal 476 fino all'anno 1000), fu soprattutto la Chiesa a occuparsi dell’educazione dei giovani. Le scuole avevano quasi sempre sede all'interno dei monasteri.

Questo avveniva perché erano stati i monaci a conservare e tramandare la cultura non solo cristiana, ma anche classica, greca e latina, nei difficili secoli delle invasioni barbariche, seguiti alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente. I monaci amanuensi ricopiavano con cura i codici antichi e il loro lavoro ha permesso la conservazione di molte opere che altrimenti sarebbero andate perdute.

All’interno dei monasteri si distinguevano due tipi diversi di scuole. Una era chiamata schola exterior, ed era destinata a bambini, sia ricchi che poveri, che vivevano con le loro famiglie nei paesi circostanti e ogni giorno andavano a scuola presso il convento. L’altra era detta schola interna. Qui venivano educati i cosiddetti "oblati". Gli oblati erano bambini e bambine che all’età di sei o sette anni venivano ‘donati’ dai genitori a un monastero. Tra le mura del chiostro iniziavano la loro istruzione e qui rimanevano tutta la vita dopo aver pronunciato i voti.
La scelta dei genitori segnava per sempre la vita del figlio, al quale naturalmente non veniva chiesto alcun parere. Nonostante l’impegno dei monaci nella trasmissione del sapere, nell’Alto Medioevo la maggior parte della popolazione era priva di qualsiasi istruzione.

Carlo Magno: la rinascita culturale

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Alcuino intento a scrivere. Miniatura.




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Esempio di scrittura carolina (miniatura del XII secolo)
Carlo Magno diede grande impulso alla diffusione di istituzioni scolastiche. Carlo Magno, re dei Franchi dal 768, era divenuto imperatore nella notte di Natale dell’anno 800. Il suo regno era chiamato Sacro Romano Impero, perché Carlo pur essendo cristiano, si considerava l’erede degli imperatori di Roma. L’imperatore non aveva ricevuto da ragazzo una istruzione particolarmente accurata. La leggenda lo ritiene addirittura analfabeta, cioè totalmente incapace di leggere e scrivere: probabilmente questo non era del tutto vero. Carlo sapeva leggere e far di conto, ma aveva enormi difficoltà nella scrittura, anche perché a quel tempo scrivere era una operazione molto più complicata e molto meno frequente di quanto non sia al giorno d’oggi. Nonostante ciò promosse l’uso di un nuovo tipo di scrittura, antenata dei nostri caratteri di stampa, detta appunto "carolina".

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Miniatura del IX secolo che ritrae Alcuino di York e Rabano Mauro
Era però un uomo molto interessato alla cultura. Sotto il suo regno ci fu una rinascita culturale e furono fondate molte scuole, sia all’interno dei monasteri che presso le chiese cattedrali delle maggiori città dell’Impero. Inoltre attorno alla corte del re si formò una accademia, chiamata schola palatina, diretta dal monaco anglosassone Alcuino.
L’accademia palatina era destinata all’educazione dei principi e dei giovani aristocratici, che lì apprendevano l’arte militare e il governo del popolo. Fu anche un attivo centro di studi di alto livello, di cui fecero parte alcuni dei maggiori intellettuali europei dell’epoca. Purtroppo questa istituzione non sopravvisse a lungo dopo l’887, anno della deposizione di Carlo il Grosso, ultimo successore di Carlo Magno.